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Position Paper ISDE ITALIA Associazione Italiana Medici per l’Ambiente Cambiamenti climatici, salute, agricoltura e alimentazione, II PARTE

Position Paper ISDE ITALIA

Associazione Italiana Medici per l’Ambiente

Cambiamenti climatici, salute, agricoltura e alimentazione

Novembre 2018

Attività umane e alterazioni della biosfera

La popolazione mondiale è in continuo e progressivo incremento (+1.1% per anno, un miliardo di persone in più nel prossimo decennio, circa due miliardi in più nel 2050, circa 3.6 miliardi in più entro fine secolo, vedi Tabella, fonte UN).

L’incremento demografico comporterà aumento dei consumi, aumento delle risorse necessarie a sostenerlo e, inevitabilmente, incremento delle conseguenze negative derivanti da una crescita progressiva in un sistema limitato, la terra.

L’uomo esercita infatti influenze negative crescenti sulla biosfera a causa di attività come l’utilizzo di combustibili fossili, la combustione di biomasse e di rifiuti, la deforestazione, gli allevamenti intensivi, l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti chimici e forme di sfruttamento non sostenibile dei suoli agricoli.

Aree agricole sempre più estese e sempre più densamente abitate sono utilizzate non più con finalità alimentari ma per coltivare biomasse a fini energetici. Questo, sotto la spinta speculativa di incentivi statali per alimentare centrali a biomasse (come avviene in Italia), ha effetti negativi in termini di distorsioni produttive, tutela della biodiversità, produzione di inquinanti e cambiamenti climatici e, come avviene sempre più spesso, con produzione di energia elettrica che non sostituisce ma si somma a quella prodotta dalle tradizionali fonti fossili, deviando risorse dallo sviluppo di fonti realmente rinnovabili (solare, eolico, marino,ecc).

La produzione di cosiddette “bioenergie” (da combustione di biogas, biocarburanti, biomasse, rifiuti) ha subito una chiara accelerazione, nel nostro Paese, a partire dal 2008 (in conseguenza delle politiche incentivanti), sino ad arrivare, in soli otto anni (2016), a coprire circa il 10% dell’intera produzione termoelettrica nazionale, producendo nello stesso anno circa 15 Mt CO2 (Fonte: Terna). Oltre alle emissioni di CO2 vanno messe in conto anche tutte le altre emissioni inquinanti tradizionalmente derivanti dai processi di combustione (particolato, altri inquinanti gassosi, composti organici clorurati, VOCs etc.), che causano un inevitabile aggravio del degrado ambientale e conseguenze sanitarie rilevanti a carico degli esposti, quindi non solo odori nauseabondi per chi vive vicino alle centrali, ma un vero e proprio inquinamento da sostanze tossiche che spesso superano i limiti di accettabilità, che poi si vanno a sommare a tutti gli inquinanti che giornalmente l’uomo immette nell’ambiente. Per cui sarebbe opportuno non costruire altre centrali e utilizzare quelle che già ci sono.

I cambiamenti climatici, gli impatti antropici sugli ecosistemi con la progressiva perdita di biodiversità hanno raggiunto livelli critici e rappresentano una seria minaccia alla salute umana a livello globale anche per gli effetti negativi su acqua e cibo, sia in termini di disponibilità, che di sicurezza alimentare.

Problemi legati a scarsità delle risorse idriche sono presenti in Italia soprattutto nelle aree interne e nelle regioni meridionali, con picchi di criticità durante la stagione estiva a causa delle ridotte precipitazioni e dell’incremento della richiesta idrica legato all’aumentata

densità di popolazione nelle regioni costiere e all’aumentato fabbisogno per le colture e per gli allevamenti di bestiame .

La riduzione della disponibilità di acqua sta anche diventando un problema nelle regioni italiane settentrionali a causa della deglaciazione dei ghiacciai alpini (la più rilevante riserva idrica in Europa). La perdita di massa idrica ghiacciata si è quasi raddoppiata negli ultimi 35 anni a causa dell’incremento delle temperature durante l’estate e della riduzione delle precipitazioni ad alta quota durante l’inverno.

Secondo un recente rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Climate and Health Country profile – Italy, 2018), nel nostro Paese “l’aumento delle temperature, l’erosione costale, alluvioni e siccità possono causare deficit idrici (6 regioni su 20 hanno richiesto lo stato di emergenza al Governo a causa dell’emergenza derivante dalla crisi idrica nel 2017). La crisi idrica potrebbe anche indurre una riduzione della produzione agricola, elevati rischi di incendi boschivi, aumento della desertificazione e potrebbe minacciare il progresso economico”.

L’OMS ha stimato che tra il 2030 e il 2050 ci saranno 250.000 possibili decessi all’anno, generati dagli effetti negativi delle modificazioni climatiche. Questa previsione è certamente sottostimata, in quanto non considera i concomitanti e inevitabili effetti indiretti di tipo economico, la possibilità di eventi meteorologici estremi e, a livello globale, le conseguenze della siccità, delle tensioni e dei conflitti causati dalla scarsità delle risorse primarie necessarie alla stessa sopravvivenza (cibo, acqua).

La temperatura globale media è aumentata in maniera significativa soprattutto dagli anni ’70 dopo una stabilità durata millenni e le condizioni climatiche del pianeta stanno rapidamente peggiorando, così come gli ambienti di vita e di lavoro e la salubrità di cibo e acqua, a causa dell’immissione praticamente senza freni di inquinanti nell’ambiente.

 Quando le condizioni ambientali cambiano troppo rapidamente l’estinzione diventa più probabile dell’evoluzione.

Per questo la proposta di Wilson di lasciare metà del Pianeta alla natura (half earth), per ora visionaria, è l’unica soluzione possibile per mantenere sulla Terra condizioni di vita simili a quelle attuali (https://www.half-earthproject.org/ ).

Dott. PASQUALE MILO

ISDE Latina

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