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E’ il medico, non il giudice che decide quando andare a casa del proprio assistito.

 

E’ il medico, non il giudice che decide quando andare a casa del proprio assistito. La sentenza del Consiglio di Stato, sancisce l’autonomia professionale del medico nel valutare caso per caso, in scienza e coscienza, senza imposizioni alcune, nel rispetto delle procedure di sicurezza, l’intervento nei confronti dei propri assistiti.

Il Consiglio di Stato, sezione Terza, oggi ribadisce come i medici, in scienza e coscienza, nel rispetto dei protocolli di sicurezza, possono continuare ad effettuare visite domiciliari anche in pazienti affetti da Covid19. Cio’ rende giustizia a tutti quei medici che in questi mesi si sono prodigati per assistere, in tutti i modi possibili i propri pazienti. Soprattutto nei piccoli centri e nei Comuni Italiani. Sentenzia inoltre come i due postulati alla base della sentenza di primo grado proposto dal sindacato minoritario siano totalmente errati anzi hanno determinato un dubbio, che prima dello sciagurato intervento mai nessuno si era posto, ovvero che il medico di medicina generale non fosse stato, nei modi e nelle maniere piu’ adeguate, sulla base della scienza e coscienza professionale, vicino ai suoi assistiti.  La sentenza smonta le illazioni e le tesi fallaci ed erronee che hanno indotto in errore il TAR del Lazio. La Fimmg Lazio ed i medici specializzandi in Medicina Generale che hanno ricorso al Consiglio di Stato hanno difeso e difenderanno sempre nell’interesse dei cittadini l’autonomia decisionale del medico : ci sarebbe piaciuto su questo tema una decisa presa di posizione da parte degli Ordini dei Medici.

La Giustizia italiana, nel suo massimo organismo decisionale amministrativo ha riconosciuto fondate le nostre argomentazioni, che sono il principio intoccabile dell’autonomia dell’esercizio della professione medica, nell’ esclusivo interesse del proprio assistito che qualcuno ha tentato di limitare adducendo tesi che il Consiglio di Stato ha definito erronee, fallaci ed in un caso “mere illazioni”.

La Fimmg Lazio ribadisce come la miglior garanzia per il sistema sanitario sia un medico responsabile, libero da qualsiasi condizionamento, senza vincoli a “fare” od a “non fare”. Spiace solo che le illazioni e le erronee teorie abbiano determinato errori di valutazione  ed errori interpretativi da parte di autorevoli colleghi, che se avessero avuto piu’ tempo nel valutare realmente fatti e circostanze avrebbero sicuramente espresso altri giudizi. Inoltre la strumentalizzazione della prima sentenza, oggi cassata, ha provocato un ingiustificato allarme nella categoria e nella cittadinanza, il che ci porta a dover valutare tutte le possibili azioni da intraprendere nei confronti di chi ha usato volontariamente, consapevolmente e dolosamente  argomentiritenuti fallaci ed inconsistenti, a fini diversi da quello di combattere la pandemia in corso.

A chi ha pensato in buona fede che la sentenza del TAR fosse favorevole alla medicina generale diciamo di riflettere : accettare che la condotta del medico sia determinata da una sentenza di un tribunale amministrativo, che l’agire di un medico di medicina generale sia legato  non all’autonomia decisionale dello stesso, ma a decisioni di organismi superiori, apre la strada ad una dipendenza di serie b, decretando così la fine del medico di famiglia e del rapporto fiduciario, o , forse, non è proprio questo, lo scopo che alcuni perseguono?.

Il Consiglio di Stato, oggi, potremmo dire, ha rimesso “la chiesa al centro del villaggio”, l’autonomia decisionale medica è salva come la relazione fiduciaria medico paziente. Giustizia è fatta.

 

La segreteria regionale della Fimmg Lazio.

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