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FIMMG LAZIO: Doctor Day

Sabato 7 maggio 2022 si è tenuto il primo Doctor Day della medicina generale presso la sede Fimmg della regione Lazio a Roma. Nel corso della cerimonia è stato conferito un riconoscimento alle famiglie dei medici di medicina generale morti a causa del covid.

È stato anche conferito un riconoscimento a due colleghe della provincia di Latina per il ruolo svolto durante tutta la pandemia : alla dottoressa Lina Corbi per il numero di tamponi e vaccini eseguiti e alla dottoressa Fabbri per la comunicazione.

Entrambe le colleghe, estremamente emozionate, hanno ringraziato ricordando che le eccellenze nel nostro territorio sono tante e che solo restando uniti, grazie anche al sindacato, è stato possibile affrontare questo periodo estremante difficile. “La nostra è una professione bellissima e cercheremo di impegnarci non solo nella pandemia ma anche nelle sfide che il futuro ci metterà davanti”.

DI SEGUITO IL COMUNICATO FIMMG LAZIO
DOCTOR DAY LA PROTESTA CIVILE DEI MEDICI IGNORATI
Roma 7 maggio 2022

Una forma di protesta, e di denuncia dei medici di medicina generale del Lazio. Questo vuol essere il Doctor Day organizzato dalla Fimmg di Roma e del Lazio in cui sono stati presentati i dati del lavoro svolto in questi due anni dai medici di medicina generale. Non ultimo il ricordo di alcuni colleghi scomparsi. Roberto Caiello operava a Viterbo. In pochi mesi ha effettuato mille vaccinazioni per antinfluenzale, pneumococcica, covid. Era il primo vaccinatore della Asl. Ma non solo: ha certificato, visitato in studio, staccato migliaia di ricette, fornito assistenza domiciliare a migliaia di pazienti tra cronici e in sorveglianza per i postumi dell’epidemia. Maurizio Cerquetani medico in provincia di Rieti morto di Covid nel marzo 2021. Un pensiero di gratitudine e solidarietà anche ai colleghi che hanno avuto sofferenze fisiche e psicologiche dalla malattia. Il lavoro della medicina generale in questi due anni è cresciuto del 300%. Mentre tutto questo avveniva si svolgeva nel paese un dibattito surreale che puntava a raccontare la fine del nostro ruolo. I numeri dicono altro e smentiscono una narrazione forzata e funzionale solo a smantellare il pilastro centrale della sanità pubblica territoriale, cioè la medicina generale

I numeri

Nel 2021 ogni medico ha compilato 24mila ricette. Oltre 450 a settimana. 9,4 a cittadino. Quel foglio rosa non è atto burocratico ma atto medico che comporta sapienza e assunzione di responsabilità.
Nel 2021 i medici di medicina generale hanno effettuato:
1 milione 400 mila dosi di vaccini antinfluenzali
441 mila vaccini anti pneumococcica
900 mila dosi di vaccino Covid, nonostante l’ostracismo nel fornirci le dosi necessarie a fare bene il nostro lavoro.
Le vaccinazioni domiciliari sono cresciute del 60% passando dalle 65000 del 2019 a 107 mila del 2020
I medici impegnati nella vaccinazione sono stati 3700 , su 4100
Le certificazioni sono state 1 milione e 250 mila
Seguito a domicilio l’85% dei pazienti covid
Eseguiti 500mila tamponi

Nel 2021, ogni medico di famiglia ha avuto contatti con 14000 assistiti

A tutto questo va aggiunto il dialogo continuo attraverso i social : email, whatsapp, sms. Modalità sempre più diffusa e che non prevede orari.

Le visite a domicilio per patologie no Covid 19, e non necessitanti assistenza specialistica od ospedaliera sono state più di 600mila. Cinque a settimana per ogni medico. Tempo visita dai 30 ai 60 minuti.

I numeri restituiscono una evidenza indiscutibile: la medicina generale è, e resta, architrave centrale del sistema sanitario pubblico e presidio fondamentale sul territorio per garantire ad ogni cittadino l’accesso alle cure e il rispetto del diritto alla salute sancito dalla Costituzione.

Mentre eravamo impegnati a fare il nostro lavoro è stata alimentata una campagna denigratoria del nostro ruolo, indegna costruita a tavolino su tesi vecchie e soluzioni centraliste. Un filone di pensiero delegittimante che però non ha scalfito la fiducia del cittadino nei confronti del proprio medico. Però ha diffuso a piene mani un senso di frustrazione, che ha prodotto la corsa al pensionamento, e la fuga dei giovani medici da questa professione. Il risultato è che oggi migliaia di cittadini residenti in comuni piccoli e medi in Italia e nel Lazio non hanno il medico di famiglia. E’ un fatto gravissimo perché lede alle fondamenta il diritto alle cure così come stabilito dalla Costituzione.

Per questo i medici di famiglia, dimenticati dalle istituzioni, hanno inviato una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per richiedere ascolto e sostegno verso una categoria che ha pagato non poco i due anni di pandemia, ha fatto un lavoro fondamentale e continuerà a farlo.

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