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Congresso diabetologia: le maggiori novità da Lisbona

Congresso diabetologia: le maggiori novità da Lisbona – DottNet

La rilevanza sociale e sanitaria del diabete

I dati più recenti dell’Osservatorio Arno Diabete, nato da una collaborazione tra Società Italiana di Diabetologia (Sid) e Cineca documentano che il tasso di prevalenza totale del diabete in Italia è pari al 6,2 per cento. È possibile stimare che ogni anno si verifichino 5-7 nuovi casi di diabete tipo 2 ogni 1000 persone, senza significative differenze di genere. Inoltre, da studi epidemiologici si stima che circa un milione di italiani è affetto da diabete mellito senza saperlo. Anche il diabete tipo 1 è in crescita, seppure in misura inferiore in termini assoluti rispetto al diabete tipo 2: secondo i più recenti dati dell’Istituto Superiore di Sanità, nel quinquennio 2005-2010, il valore medio nazionale del tasso di incidenza del diabete tipo 1 nei bambini di età compresa fra 0 e 4 anni, stimato utilizzando le prime ospedalizzazioni, è pari a 13.4/100.000/anno.

Il diabete mellito è una patologia grave essendo ancora una delle principali cause di morte per la sua grande diffusione. Studi italiani hanno dimostrato che il diabete tipo 2 si associa ad un eccesso di mortalità del 35-40 per cento, rispetto alla popolazione generale. Il diabete rappresenta un grave onere a carico dei bilanci economici dei sistemi sanitari nazionali: uno studio dell’Osservatorio Arno Diabete ha stimato che il costo medio annuo per paziente è pari a 2792 euro, con un peso dell’assistenza ospedaliera pari al 51 per cento, della spesa farmaceutica del 32 per cento e dell’assistenza ambulatoriale del 17 per cento. La maggior parte della spesa associata alla malattia diabetica è determinata dal trattamento delle complicanze, non solo nell’anno d’insorgenza della complicanza stessa, ma anche stabilmente negli anni Congresso diabetologia: le maggiori novità da Lisbona – DottNet

successivi. Le complicanze del diabete che determinano il maggiore impatto sui costi assistenziali risultano essere le nefropatie, le amputazioni e le rivascolarizzazioni degli arti inferiori con un costo addizionale intorno ai 4,5-5 mila euro, seguiti dalle patologie cerebrovascolari con un incremento di costo intorno ai 3500 euro. Seguono le patologie cardiovascolari, la retinopatia, la neuropatia e le complicanze acute, con un costo addizionale compreso tra 1500 e 2000 euro. Oltre ai costi diretti, occorre considerare quelli indiretti: uno studio della London School of Economics ha stimato che costi indiretti della malattia ammontano a 12 miliardi di euro in gran parte attribuibili a prepensionamenti e assenze dal lavoro.

Il diabete ha pertanto una rilevanza sociale oltre che sanitaria e questo è stato sancito, in Italia prima ancora che negli altri Paesi del mondo, da una legge (n. 115 del 1987) che è diventata un punto di riferimento fondamentale. Tale legge ha valorizzato il ruolo dell’assistenza da parte dei centri diabetologici e ha largamente ispirato numerosi documenti nazionali e regionali dei successivi 30 anni, incluso il ‘Piano Nazionale della Malattia Diabetica’ sancito con accordo nel dicembre del 2012 tra Governo e Regione e Province Autonome di Trento e Bolzano su proposta del Ministro della Salute. Il Piano ha consolidato il modello italiano di cura della malattia e identificato diverse aree d’intervento per rendere omogenei gli interventi di prevenzione, diagnosi, monitoraggio e cura delle persone con diabete che vivono in Italia.

Un modello che consta, oltre che dei medici di famiglia, di una rete capillare di centri specialistici diffusi su tutto il territorio nazionale, basati su competenze multi-professionali (diabetologo, infermiere, dietista, talora psicologo e/o podologo, e secondo necessità cardiologo, nefrologo, neurologo, oculista) e che forniscono con regolarità consulenze per circa il 50 per cento delle persone con diabete, prevalentemente, ma non esclusivamente, quelle con malattia più complessa e/o complicata.

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