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Position Paper Isde Italia Cambiamenti climatici, salute, agricoltura e alimentazione- III Parte

Le conoscenze recenti sul cambiamento climatico

Le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera hanno raggiunto i più alti livelli “in 800 mila anni”, “resta poco tempo” per riuscire a mantenere l’aumento della temperatura entro i 2 gradi centigradi: è la sintesi del rapporto dell’Intergovernmental Panel of Climate Change 2014 (IPCC, http://www.ipcc.ch/report/ar5/syr/).

Ecco in breve la sintesi di quel Rapporto:

Giovedì 9 maggio 2013 la stazione di rilevamento sul vulcano di Mauna Loa, nelle isole Hawaii, ha registrato una concentrazione di anidride carbonica (CO2) nell’aria superiore a 400 parti per milione (ppm).

1. Il riscaldamento globale e l’influenza delle attività umane sul clima sono un dato di fatto e non si possono negare (esteso a tutto il pianeta e globalmente quantificabile in 0,85°C dal 1880 al 2012).

2. Dagli anni cinquanta a oggi i cambiamenti osservati sono senza precedenti.

3. I trent’anni tra il 1983 e il 2012 sono stati probabilmente i più caldi degli ultimi 1.400 anni.

4. Anche gli oceani si sono riscaldati, assorbendo oltre il 90% dell’energia supplementare accumulata nel sistema climatico dal 1971 al 2010, con un incremento termico di 0,11°C per decennio.

5. Gli effetti del riscaldamento sono già visibili in tutto il pianeta: nell’acidificazione degli oceani, nello scioglimento dei ghiacci artici e nella minor resa dei raccolti in molte regioni.

6. La deglaciazione prosegue in tutto il mondo, con perdite di massa glaciale molto probabilmente quantificabili in circa 275 miliardi di tonnellate di acqua equivalente all’anno (oltre 7 volte il volume del Lago Maggiore) nel periodo 1993-2009. La fusione si è intensificata in Groenlandia e Antartide occidentale, da cui proviene il principale contributo all’aumento dei livelli marini.

7. I livelli oceanici sono cresciuti, con il concorso anche della dilatazione termica dell’acqua via via più calda, di circa 19 cm dal 1901 al 2010, con tasso medio di incremento di 3,2 mm/anno tra il 1993 e il 2010.

8. Senza un’azione coordinata per ridurre le emissioni di CO2, le temperature aumenteranno nei prossimi decenni e entro la fine di questo secolo potrebbero essere di cinque gradi superiori ai livelli preindustriali.

9. Per contrastare la tendenza, i paesi dovrebbero ridurre a zero le emissioni entro il 2100.

La situazione si è ulteriormente aggravata e continua ad aggravarsi, mettendo in evidenza l’incapacità dei governi dei vari paesi del pianeta a trovare una soluzione, nonostante tante dichiarazioni e accordi, risultati inutili.

L’ultimo rapporto dell’IPCC (Intergovernative Panel of Climate Change), ottobre 2018, ha ribadito la urgente necessità di contenere l’incremento della temperatura globale entro 1.5°C attraverso azioni “rapide e di vasta portata” e che “i prossimi anni saranno probabilmente i più importanti nella nostra storia”, perché abbiamo solo pochi decenni prima di conseguenze gravissime e potenzialmente irreversibili (http://www.ipcc.ch/report/sr15/ ).

Un recente rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Climate and Health Country profile – Italy, 2018) prevede, in caso di uno scenario caratterizzato da emissioni elevate, un incremento della temperatura annuale media pari a circa 5.1°C tra il 1990 e il 2100. Se le emissioni globali si riducessero rapidamente, l’incremento della temperatura sarebbe contenuto a circa 1.6°C.

Alla luce delle considerazioni esposte è emersa chiaramente, a livello internazionale, la necessità di ridurre le emissioni di almeno l’80% entro il 2050 e di azzerarle entro la fine di questo secolo. Nel dicembre 2015, in occasione della conferenza sul clima di Parigi (COP 21), 195 Paesi hanno adottato il primo accordo giuridicamente vincolante sul clima, concordando di impegnarsi concretamente per limitare l’aumento medio della temperatura mondiale entro 1.5°C, per cooperare a livello internazionale al fine di raggiungere tale obiettivo, per rafforzare le capacità delle società di affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici e per fornire ai paesi in via di sviluppo un sostegno internazionale continuo e più consistente all’adattamento.

Le cause dell’effetto serra

Secondo il programma “Climate Action” della Commissione Europea (http://ec.europa.eu/clima/change/causes/index_it.htm), l’uomo esercita un’influenza crescente sul clima e sulla temperatura terrestre con attività come la combustione di combustibili fossili, la deforestazione e l’allevamento di bestiame. Queste attività aggiungono enormi quantità di gas climalteranti a quelle naturalmente presenti nell’atmosfera, alimentando l’effetto serra e il riscaldamento globale. Ma quali sono i gas in grado di alterare il clima, aumentando l’effetto serra (cioè lasciando passare le radiazioni solari luminose, ma non la radiazione infrarossa, cioè il calore, che la superficie del pianeta emette quando riscaldata dai raggi solari diretti)?

Molti di questi gas sono presenti in natura, ma l’attività dell’uomo aumenta le concentrazioni di alcuni di essi nell’atmosfera, in particolare:

– l’anidride carbonica (CO2)

– il metano (CH4)

– il protossido di azoto (N2O)

  • i gas fluorurati

La COè un gas serra prodotto soprattutto dall’attività umana (combustioni, estrazioni ed utilizzo di idrocarburi, allevamenti) ed è responsabile del 63% del riscaldamento globale causato dall’uomo. La sua concentrazione nell’atmosfera supera attualmente del 40% il livello registrato agli inizi dell’era industriale. L’oceano ha assorbito circa il 30% dell’anidride carbonica di origine antropogenica emessa, causando l’acidificazione di mari. Gli altri gas serra vengono emessi in quantità minori, ma catturano il calore molto di più della CO2, a volte mille volte di più, come i gas fluorurati. Il metano è responsabile del 19% del riscaldamento globale di origine antropica e il protossido di azoto del 6%.

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