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Position Paper Isde Italia Cambiamenti climatici, salute, agricoltura e alimentazione IV Parte

Novembre 2018

Conseguenze sanitarie dei cambiamenti climatici

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) gli effetti attesi sulla salute umana, in particolare quelli secondari al graduale e progressivo riscaldamento del pianeta, devono essere considerati tra i più rilevanti problemi sanitari da affrontare nei prossimi anni .

La complessità delle modificazioni climatiche e delle sue conseguenze ambientali e sociali è in grado di generare rischi sanitari di diverso tipo, schematicamente classificati nella Tabella 1 .

Tabella

Cause di incremento del rischio sanitario da cambiamenti climatici Categoria di rischio:

Meccanismo causale

Primario

Conseguenze biologiche dirette da ondate di calore, da eventi meteorici estremi e da elevati livelli di inquinanti atmosferici temperatura-dipendenti (ad es. ozono)

Secondario

Rischi mediati da modificazioni di processi e sistemi bio-fisici ed ambientali. In particolare: fabbisogno alimentare, disponibilità idrica, vettori di malattie infettive e (nel caso delle zoonosi) conseguenze ecologiche sull’ospite intermedio

Terziario

Effetti più diffusi (ad es. problemi di salute mentale in comunità agricole in crisi produttiva, migrazioni);

Conseguenze di tensioni e conflitti legati alla scarsità di risorse primarie (acqua, cibo, legname, spazi vitali) originata dalle alterazioni climatiche.

La maggior parte dei rischi sanitari derivano dalle influenze climatiche sui sistemi socio- ambientali che influenzano la disponibilità di cibo e acqua, l’andamento delle malattie infettive e l’integrità delle difese (naturali o realizzate dall’uomo: foreste, frangivento, dighe, sistemi di drenaggio idrico in aree urbane) contro i disastri naturali, e dalle conseguenze negative della alterata coesione sociale, delle migrazioni e dei conflitti.

Ci sono relazioni ben definite tra elevata temperatura atmosferica, morbosità e mortalità e ci sono evidenze scientifiche sostanziali che documentano un’aumentata mortalità in diverse aree geografiche in relazione alle elevate temperature come effetto delle variazioni climatiche.

Nessuno al mondo può considerarsi al sicuro da danni causati dai cambiamenti climatici,che hanno effetti differenti in popolazioni con diverse caratteristiche economiche, sociali e fisiche o che vivono in differenti aree.

Si stima che l’ondata di calore che ha colpito l’Europa nel 2003 abbia causato un eccesso di 70,000 morti in 12 Paesi europei, con gli effetti maggiori registrati in Francia, Germania, Spagna e Italia, in particolare in termini di malattie cardiovascolari e respiratorie .

In Kenya, esaminando i dati disponibili dal 1975, è stata dimostrata una correlazione tra i cambiamenti climatici locali (aumento della temperatura atmosferica, ridotte precipitazioni) e ritardi di crescita nei bambini, con rischi enormi legati al fabbisogno alimentare e alla salubrità degli alimenti in caso di ulteriore crescita della popolazione, delle temperature ambientali e della siccità.

Ipo-malnutrizione, dissenteria e malattie infettive sono le conseguenze prevalenti nelle popolazioni a basso reddito che vivono in aree remote del pianeta.

Chi vive in aree costiere (ad es. Bangladesh) è ad alto rischio di fenomeni naturali legati all’aumento del livello del mare. Chi vive nelle regioni circumpolari artiche è costretto a modificare le proprie abitudini alimentari a causa della riduzione e migrazione delle popolazioni animali, con crescenti difficoltà all’accesso delle tradizionali risorse alimentari.

Le aree più densamente urbanizzate sono a rischio più elevato delle aree rurali e chi ci vive è più esposto agli effetti dei cambiamenti climatici.

In particolare, chi vive in aree densamente urbanizzate è ad elevato rischio per:

– morti premature causate da improvvise ondate di calore o da eventi meteorici estremi. Un recente rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Climate and Health Country profile – Italy, 2018) prevede per l’Italia, in caso di scenario caratterizzato da elevate emissioni, un incremento delle ondate di calore con proiezioni che vanno da circa 10 giorni nel 1990 a circa 250 giorni (in media) nel 2100.

In un contesto internazionale, l’Italia subisce le maggiori conseguenze in termini di mortalità giornaliera correlata ad elevate temperature, seppure con ampia variabilità urbana, con effetti negativi più evidenti nelle grandi città (Torino, Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli), al meridione e durante i mesi estivi. L’incremento in frequenza e intensità delle ondate di calore, associate al progressivo invecchiamento della popolazione, avranno in futuro un significativo impatto sanitario. Nell’estate del 2015 si è registrato un incremento del 13% dei decessi attribuibili alle elevate temperature nella popolazione italiana di età superiore ai 65 anni.

 Patologie (principalmente cardiovascolari e respiratorie, ma anche del periodo perinatale, metaboliche e cronico-degenerative) correlate agli inquinanti atmosferici, le cui concentrazioni sono strettamente dipendenti dall’utilizzo di combustibili fossili usati per la climatizzazione degli edifici (ad es. ossidi di azoto e carbonio) e dalla formazione di inquinanti secondari (soprattutto particolato secondario e ozono) prodotti dal traffico motorizzato.

– Effetti negativi sulla salubrità degli alimenti, come conseguenza dei cambiamenti climatici sull’agricoltura, sugli allevamenti, sulla distribuzione delle specie animali. La contaminazione della catena alimentare con sostanze chimiche tossiche può derivare sia dall’utilizzo di pesticidi come tentativo di correggere la ridotta produttività agricola che dalla contaminazione del suolo in aree interne (in particolare da PCB e diossine) in seguito a fenomeni alluvionali. La contaminazione del suolo può derivare dalla mobilizzazione di sedimenti fluviali e di aree terrestri contaminate (ad esempio aree industriali, discariche) con successivo deposito di sostanze tossiche nelle aree alluvionate.

 Eventi meteorologici estremi comportano anche un incremento del rischio di contaminazione microbiologica di cibo e acqua con conseguenti epidemie infettive (leptospirosi, legionellosi, salmonellosi, leishmaniosi cutanea e viscerale, epatite A , documentati anche nel nostro Paese .

È stato calcolato, solo per gli USA, un incremento del 4.5% della mortalità da patologie acute secondarie alle concentrazioni atmosferiche di ozono legate ai cambiamenti climatici tra il 1990 e il 2050. Inoltre, alcuni gruppi di soggetti (ad es. bambini, anziani, pazienti affetti da patologie croniche o da disabilità, condizioni di svantaggio economico e sociale) sono particolarmente esposti agli effetti dei cambiamenti climatici per le loro particolari condizioni fisiologiche o fisiopatologiche.

Non deve inoltre essere sottostimato il possibile incremento di malattie infettive causate da agenti trasmessi da vettori (ad es. zanzare) la cui presenza nelle aree più sviluppate è in incremento proporzionale all’aumento delle temperature atmosferiche. Popolazioni non adeguatamente preparate (in termini immunitari) per far fronte a queste infezioni “nuove” sono considerate ad alto rischio per patologie come malaria (Africa), encefalite virale, Dengue, West Nile Virus, Chikungunya (Europa, USA). Le modificazioni climatiche favoriscono la diffusione della Dengue, causando un incremento della sopravvivenza del vettore (Aedes albopictus) e le sue migrazioni in aree geografiche non precedentemente endemiche. Stime a lungo temine prevedono che circa il 50-60% della popolazione mondiale vivrà in aree a rischio di trasmissione di Dengue entro la fine di questo secolo. Sebbene l’Europa sia stata esente da Dengue per gran parte del XX secolo, vi sono elevate probabilità che l’espansione del virus e del suo vettore interesserà anche questa regione geografica nei prossimi anni. Per le stesse ragioni anche la Chikungunya è stata recentemente definita “patologia emergente” in Europa.

Per quanto concerne l’Italia, la cosiddetta “tropicalizzazione” del Mediterraneo legata alle modificazioni climatiche può favorire il ritorno nel nostro Paese della Dengue e di simili infezioni trasmesse da artropodi.

Secondo un recente rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Climate and Health Country profile – Italy, 2018), in Italia “c’è un rischio concreto di ri-emergenza di agenti infettivi endemici presenti in passato o di arrivo di patologie infettive esotiche”.

L’European Centre for Disease Prevention and Control ha documentato, sino ad ottobre 2018, un totale di 1402 casi di infezioni da West Nile Virus in Europa, con 536 casi in Italia, 35 dei quali mortali (maggior numero di casi a livello continentale, https://ecdc.europa.eu/en/west-nile-fever/surveillance-and-disease-data/disease-data-ecdc)

Il futuro scenario climatico con meno precipitazioni e temperature più elevate causerà un aumento annuale di piante anemofile (la cui impollinazione avviene per mezzo del vento) e/o anemocore, molte di queste piante sono aliene e allergeniche (potrebbero diffondersi fino a 1.000-1.200 m s.l.m.). L’atteso aumento della presenza di specie allergeniche sarà causa di effetti sulla salute andando ad aumentare l’incidenza di malattie allergiche, la cui frequenza si stima aumenterà progressivamente in Europa .

Recenti evidenze derivanti da uno studio condotto in USA descrivono come l’incremento nella temperatura globale di 1°C abbia causato, in un intervallo temporale di 5 anni, un incremento del 2% di patologie psichiatriche.

Sono state anche descritte specifiche relazioni tra incremento della temperatura atmosferica e incidenza di suicidi.

Particolare attenzione, inoltre, va posta sugli effetti sanitari direttamente causati dagli inquinanti gassosi clima-alteranti (in particolare ozono, metano e ossidi di azoto) responsabili delle variazioni climatiche.

L’ozono può causare problemi respiratori, scatena crisi asmatiche, riduce la funzione polmonare e causa patologie polmonari, compromette lo sviluppo dell’apparato respiratorio in età pediatrica. È stato inoltre dimostrato che l’esposizione a lungo termine di ozono può contribuire alla patogenesi del tumore maligno del polmone, e aumenta il rischio di M. di Parkinson negli esposti.

Gli ossidi di azoto incrementano il rischio di tumore maligno del polmone e causano decremento della funzione polmonare nei bambini.

Elenco sintetico degli effetti nocivi generali dei cambiamenti climatici sulla salute:

– Patologie da carenze quantitative e alterazioni qualitative delle acque destinate al consumo alimentare

– Malattie cardiovascolari e respiratorie da ondate di calore e temperature estremamente basse

– Incidenti e avvelenamenti a seguito di eventi meteorologici estremi, dissesto idrogeologico e incendi

Malattie diffusive virali, batteriche e parassitarie trasmesse da vettori

– Malattie infettive da contaminazione microbica successiva ad eventi alluvionali

– Allergie e asma da pollini

– Patologie da inquinamento atmosferico

– Patologie da malnutrizione, da carenze nutrizionali e da contaminazioni alimentari

– Patologie psichiatriche

Aumento del numero di suicidi

Parti prematuri (per eclampsia in gravidanza).

Particolarmente rilevante è anche l’analisi dei costi sanitari diretti e indiretti generati dai cambiamenti climatici.

Secondo un recente studio della Stanford University , i “costi sociali” delle emissioni di CO2 (insieme dei costi da danni sanitari, danni all’agricoltura, varie conseguenze del cambiamento climatico etc.) sono elevatissimi, pari a circa 220 dollari/ton CO2 emessa.

La Commissione Europea ha calcolato che, solo nella UE, la riduzione dell’inquinamento atmosferico mediante politiche di controllo e mitigazione delle variazioni climatiche(riduzione delle emissioni di gas serra) genererebbe, grazie ad una riduzione della mortalità, benefici stimati in circa 38 miliardi di euro/anno entro il 2050.

Le iniziative rivolte alla mitigazione devono essere considerate complementari (e non alternative) alle strategie finalizzate all’adattamento (resilienza), inteso come prevenzione per contenere o attenuare i potenziali danni attribuibili al cambiamento climatico.

In Conclusione:

Arrestare e rendere reversibili le alterazioni climatiche significherebbe dunque, anche in brevi intervalli temporali, migliorare le condizioni di salute e contenere i costi primari e secondari dei danni attualmente in corso. Ignorarle, potrebbe rendere il problema irrisolvibile. Per queste ragioni una rapida inversione di tendenza deve considerarsi obiettivo primario per l’intera popolazione mondiale.

Isde Italia

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